L’attività fisica costante può evitare l’insorgenza di alcune patologie neuropsichiatriche, come la demenza.
Sull’insorgenza delle malattie neuropsichiatriche contribuiscono una serie di fattori non modificabili, come la genetica, e altri fattori modificabili, come lo stile di vita.
In occasione della 77° Riunione Annuale dell’American Academy of Neurology, che si terrà ad aprile 2025, verrà presentato uno studio diretto a mostrare la correlazione tra lo svolgimento di regolare attività fisica e la riduzione del rischio di contrarre patologie neurologiche, come la demenza e la depressione.
La prevenzione e, soprattutto, la diagnosi precoce sono necessarie per porre un freno a problematiche che, attualmente, hanno un’elevata incidenza sulla popolazione.
Lo studio è stato condotto su circa 73 mila individui con un’età di circa 56 anni che, per 7 giorni, hanno sempre indossato un accelerometro per la misurazione dell’attività fisica, del tempo di sedentarietà e della quantità di energia consumata.
I risultati hanno mostrato come la vita sedentaria rientri tra i fattori modificabili, che possono incidere sul cervello e aumentare il rischio di contratte patologie neuropsichiatriche. Il team di ricercatori ha anche calcolato l’energia usata da ogni soggetto analizzato, tramite gli equivalenti metabolici (MET). I comportamenti sono stati classificati in tre categorie:
Come ha specificato Jia-Yi Wu, ricercatore dell’Huashan Hospital Fudan University di Shanghai e coautore dello studio, l’esercizio fisico moderato-vigoroso comporta una riduzione fino al 40% del pericolo di ammalarsi di rischio di demenza, ansia, depressione, ictus e disturbi del sonno, rispetto a coloro che praticano attività in misura inferiore.
La ricerca, dunque, mostra come il movimento sia fondamentale per preservare il benessere dell’organismo e costituisca uno dei principali strumenti (economico e accessibile a tutti) per ridurre i pericoli legati a queste cinque patologie neurologiche.
Il dottor Wu e il suo team ha anche sottolineato che trascorrere molto tempo seduti può danneggiare fino al 54% in più il cervello. Per questo motivo, è necessario intervenire per modificare eventuali abitudini di vita scorrette e promuovere stili più attivi.
La riduzione delle sedentarietà e l’aumento dell’attività fisica, insieme, sono fondamentali. Un’ottima soluzione, per gli anziani o chi lavora in ufficio ed è costretto a stare seduto per molte ore è fare delle passeggiate.
Le conferme arrivano anche da Gary Small, Presidente di Psichiatria all’Hackensack University Medical Center nel New Jersey (non coinvolto nella ricerca), che ha dichiarato che il numero di ore che una persona passa seduta durante le giornate è strettamente legato ai livelli di dimenticanza.
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