Il dito a scatto è un fastidio che colpisce tantissime persone. Nei casi più gravi necessita di intervento chirurgico.
Molte persone soffrono di un disturbo che colpisce i tendini flessori della mano. Si tratta dei tendini che consentono di piegare le dita che, se infiammati, si inspessiscono e causano dolore, difficoltà nei movimenti e un particolare “scatto”.

Proprio da quest’ultima caratteristica, deriva il nome della patologia “dito a scatto” (tenosinovite stenosante dei flessori). Per individuare il fastidio, basta un’ecografia o una radiografia, ma se non curato in tempo, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico. Per questo motivo, è fondamentale imparare a riconoscere i sintomi del dito a scatto.
La principale sentinella d’allarme è il dolore alla base del dito e un vero e proprio “click” che si sente quando lo si piega. Nei casi più gravi, il dito può immobilizzarsi e rimanere piegato in maniera fissa. Altri sintomi sono la difficoltà a flettere il dito e la rigidità mattutina.
Dito a scatto: quali sono le cure?
Le terapie per il dito a scatto variano in base alla gravità del fastidio. Nei casi meno gravi, sono spesso sufficienti dei trattamenti conservativi, tra cui:

- il tutore, che è un’ottima soluzione nelle diagnosi precoci. Ne esistono di due tipi: uno notturno e uno diurno, da adattare alla fisicità del paziente. Il primo consente di mantenere una posizione adeguata delle dita durante il sonno, mentre il secondo di muovere la mano per effettuare le azioni quotidiane, senza una flessione eccessiva dell’arto interessato;
- le infiltrazioni di cortisone. Se il tutore non è sufficiente, nella maggior parte dei casi si procede con delle iniezioni di cortisone all’interno della guaina tendinea. In questo modo i tendini dovrebbero sfiammarsi e il dolore ridursi. Se il problema non è persistente, questa terapia potrebbe anche risolverlo definitivamente.
Nelle ipotesi più gradi di tenosinovite stenosante, è obbligatorio procedere chirurgicamente. L’intervento si esegue in regime ambulatoriale, in anestesia locale e ha una durata molto breve. Nel dettaglio, viene aperta la guaina tendinea, in modo tale da liberare il tendine e permettere che passi liberamente sotto la troclea basale. Non si tratta di un’operazione invasiva e la riabilitazione è piuttosto celere. Già dopo 24 ore, il paziente sarà in grado di muovere la mano ed eseguire tutti i movimenti senza alcun tipo di limitazione.
Ma il dito a scatto si può prevenire? Non è, purtroppo, possibile rispondere con certezza a tale quesito. I medici consigliano di evitare movimenti ripetitivi degli arti, di fare delle pause se si svolgono dei lavori manuali, di mantenere le mani calde, di praticare stretching ed evitare l’aggravamento di alcune patologie, come il diabete e l’artrite reumatoide.