La diagnosi precoce di diabete di tipo 1 è essenziale per evitare complicazioni. È in atto la campagna di prevenzione delle Regioni.
Il diabete di tipo 1 è, forse, la forma meno conosciuta di diabete. Deriva da un’alterazione delle difese immunitarie che, erroneamente, attaccano le cellule del pancreas che producono l’insulina. A causa di questa patologia, l’organismo non è in grado di produrre l’ormone.
Per una terapia accurata e la prevenzione delle conseguenze più rischiose, come la chetoacidosi, è necessaria la diagnosi precoce. A tal fine, alcune Regioni italiane hanno avviato una campagna di screening, per evitare l’insorgenza di questa complicazione.
L’insulina è un ormone fondamentale per il nostro corpo, perché contribuisce alla stabilizzazione del tasso di glucosio nel sangue. Nei pazienti affetti da diabete di tipo 1, invece, questa attività non viene compiuta nel modo corretto.
Di solito, la malattia si manifesta nell’età adolescenziale, ma non mancano casi di neonati, bambini o giovani adulti. Al momento, non esiste un’accurata forma di prevenzione, perché non sono del tutto certi i fattori di rischio alla base della reazione immunitaria. Senza dubbio, se si hanno familiari stretti affetti da diabete di tipo 1 o altre patologie autoimmuni (ad esempio, la celiachia), il pericolo di ammalarsi aumenta.
In ogni caso, è essenziale giungere alla diagnosi in tempi celeri. A tal fine, non vanno sottovalutati i sintomi, come: stanchezza, dolori addominali, aumento della frequenza urinaria, aumento della sete e della fame, perdita di peso.
Nel 2024, alcune Regioni italiane hanno avviato un programma di screening per la diagnosi precoce del diabete di tipo 1. L’obiettivo è scongiurare l’insorgenza della patologia più pericolosa legata a questa tipologia di diabete: la chetoacidosi.
L’analisi preventiva consiste in un semplice e rapido test per l’individuazione degli anticorpi nei bambini di 2-3 anni e di 6-7 anni. Grazie a questo sistema, è possibile una diagnosi precoce, diretta a un intervento più efficace.
Ma in cosa consiste la chetoacidosi diabetica? Si verifica quando il corpo non riesce più a produrre insulina e, dunque, non può usare i carboidrati come fonte energetica ma deve ricorrere ai grassi. Si formano, così, i cd. chetoni, che passano nel sangue e nelle urine. Ci sono, tuttavia, dei segnali che annunciano un innalzamento della glicemia e una perdita eccessiva di zucchero tramite le urine.
La chetoacidosi è accompagnata da: forte sete, stimolo ricorrente a urinare, nausea, vomito, alito molto pesante, forte debolezza, disturbi alla vista e disturbi della percezione sensoriale (nelle ipotesi più gravi). Ovviamente, è fondamentale intervenire in tempo ma, secondo i dati, nel 40% dei casi la diagnosi è tardiva.
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